Comunicare: un bisogno
Scritto da WG   

La comunicazione, oggidì è diventata addirittura una scienza. Non sono mai abbastanza  le strategie adottate per migliorare la qualità della comunicazione. Ci sono regole, definizioni, tecniche; insomma, un insieme di strumenti che ci consentono di sviluppare questa importante attività umana nel più adeguato dei modi; perché questo implica migliorare altre attività nonché la qualità della vita stessa.


  "il cavallo" - Autore: il cercatore


Tuttavia in ultima analisi, quella di comunicare, resta una necessità. Fin dall’alba dei tempi i nostri antenati hanno sentito il bisogno di lasciare una traccia più o meno indelebile del proprio passaggio in questa  valle di lacrime. Cosi nei giorni nostri troviamo queste testimonianze un po’ ovunque.

Nelle grotte, nelle caverne, in genere in quei posti che sono serviti da dimora a quegli uomini del paleolitico, che hanno dato  loro protezione dal freddo e dai predatori.

Trovo capriccioso se non addirittura prepotente il fatto che ci ostiniamo a considerare una forma d’arte queste loro manifestazioni culturali, assegnando i più svariati significati ai reperti. Forse sarebbe più giusto, più prudente, cogliere semplicemente il messaggio che ci trasmettono, cosi come lo possiamo percepire. Sicuramente il varco culturale tra noi, HOMO SAPIENS SAPIENS e HOMO DI NEANDERTHAL, rende difficile se non impossibile avere la certezza di capire pienamente il significato di tali espressioni. Comunque un sottile ma incorruttibile filo ci unisce: la genetica. Tutti abbiamo un lontano parente tra quegli ominidi del passato. Questo ci permette, se non altro intuitivamente, di capire la nostra innata quanto irresistibile necessità di “comunicare”. Questo bisogno è vivo e vegeto dopo milioni d’anni. Cosi abbiamo cinema, teatro, letteratura, pittura…. Però non è facile scorgere in questi modelli espressivi quell’istinto ancestrale, quella forza incontrollabile; bensì in attività  del tutto inaspettate. Ed è proprio questo aspetto che vorrei sottolineare per destare la vostra curiosità.

 

Forse le caratteristiche architettoniche di alcuni posti, il raccoglimento, la solitudine … ed è allora che la necessità diventa pulsione e già niente la può trattenere. Il soggetto è li da solo con i suoi pensieri, le sue angosce; e  tra uno sforzo e l’altro ad un tratto la mano come impazzita, fruga, cerca disperata e trova lo strumento del piacere…..il pennarello. Qualche istante di esitazione ed i segni, i simboli, scorrono sull’immacolata superficie del muro o la porta di un  cesso come un ruscello di montagna. Questi soggetti non espletano  soltanto un bisogno ma soddisfano un istinto primordiale. E cosi alcuni di noi, arrivando dopo, potranno percepire qualcosa che odora di antico.

Ma la mia preoccupazione va in là nel tempo e mi chiedo cosa penseranno gli archeologi del futuro.

Spero non facciano di tutta l’erba un fascio con la nostra arte, la nostra comunicazione ed i nostri bisogni. Spero tanto!

 

                                                                                                                                 WG